Per una staffetta di racconti



LE AVVENTURE RICCIOLECCIOCAPRICCIO E MANNETTO


a cura di
Francesca Cosentino e Fabrizio Giacalone




Per una staffetta di racconti è un progetto realizzato dal Centro di Educazione Ambientale Serra Guarneri con il patrocinio dell'Assessorato Tutela Ambientale della Provincia Regionale di Palermo. Al Progetto hanno partecipato 15 classi di 15 scuole elementari della provincia di Palermo.
I ragazzi hanno inventato, in un racconto a staffetta, le avventure di Ricciolecciocapriccio e Mannetto, due giovani alberi che vivono nel bosco di Guarneri nel Parco delle Madonie. Le avventure di Ricciolecciocapriccio e Mannetto sono state raccolte in una pubblicazione insieme a tutti i disegni realizzati dai ragazzi. Se avete voglia di leggere, adesso inizia la vera storia di RICCIOLECCIOCAPRICCIO E MANNETTO ...

LA STORIA
Ricciolecciocapriccio è un giovane leccio che vive a Serra Guarneri. Ricciolecciocapriccio non è un albero come tutti gli altri, lui non riesce a star fermo, vuole viaggiare, vuole conoscere. Drizzando le foglie il più possibile, dal punto più alto di Serra Guarneri, vede una grande distesa blu:” Cos’è? Cosa ci sarà dentro? Quanto sarà grande?” Con il suo migliore amico, un giovane frassino di nome Mannetto, sogna grandi avventure e mille scoperte, finché una notte ……….

Gli amici, animali del bosco, che avevano sentito i loro discorsi, andarono a chiamare la fata Flora: appena arrivata la fata chiese loro cosa volessero e gli alberi le dissero che avevano voglia di visitare la città di Palermo, dove avevano molti amici bambini.
La fata Flora rispose che non era mai contenta di togliere le piante dal bosco, ma che li avrebbe accontentati se avessero promesso di tornare a Serra Guarneri entro quindici giorni.
Ricciolecciocapriccio e Mannetto promisero e immediatamente la fata Flora liberò le loro radici dal terreno e le trasformò in piedi. Gli alberi, finalmente liberi, cominciarono a fare salti di gioia e ringraziarono la fata. Quest’ultima chiamò due grossi grifoni, che vivevano sulle Madonie e li invitò a sollevare gli alberi e a portarli fino al mare.
I due amici alberi, che avevano sempre visto il mare da lontano e lo credevano una distesa di erba blu, si meravigliarono molto quando capirono che in realtà era acqua. Cominciarono a camminare nel mare finchè si accorsero di affondare e sott’acqua videro tanti pesciolini che gli sembravano degli strani fiori. Intanto due bellissimi delfini che li videro affondare, li misero sui loro dorsi e li accompagnarono al porto di Palermo.
(4^ A e 4^ B – scuola Valverde)

Dopo aver salutato i delfini, i due alberi iniziarono a guardarsi intorno: Terribili mostri schizzavano a velocità pazzesca; assordanti rumori provenivano da ogni direzione; da grossi scatoloni metallici scendevano parecchie persone, tutte di fretta; solo i bambini se la prendevano comoda.
“Che sta succedendo? Cosa stanno combinando?” Chiese Mannetto cercando di tapparsi le orecchie per non sentire il frastuono. Ricciolecciocapriccio stava per dire qualcosa quando, ad un tratto, una macchina bianca passando vicino gli scaricò addosso una densa nuvoletta di fumo sporcandolo per benino. “Ma che nuvola è senza pioggia né temporale?” si chiese Mannetto “che sia un marziano venuto su un disco da molto lontano?”
“Qualunque cosa tu sia non mi fai tremare neanche un po’. Fermati !” ordinò Ricciolecciocapriccio. Il taxi si accostò immediatamente “Allora signori dove vi porto?” chiese l’autista. “Vogliamo visitare la città” rispose Ricciolecciocapriccio mentre Mannetto cercava di entrare dentro.
“Siete dell’FBI?” domandò l’autista. “Ma no, cosa vai a pensare!” rispose Mannetto. “Dal vestito e dal cappello che indossate pensavo di si” esclamò l’autista. La vettura prese velocità e si lanciò avanti con grandi sballottamenti. Alla fine si fermò.
Mannetto uscì goffamente dalla macchina seguito da Ricciolecciocapriccio. “Ma dove sono i prati fioriti? E gli alberi, con le chiome folte e voluminose come le nostre? Dove sono i fringuelli, i pettirossi, le cicale, le api, e le farfalle dai mille colori?” domandò Mannetto volgendo il suo sguardo verso quelle grandi case di cemento grigio e tutte uguali tra di loro. “Il verde, il colore dominante a Serra Guarneri, qui non esiste. Non c’è nemmeno il silenzio” rispose Ricciolecciocapriccio.
I due in cerca di fiori, arbusti, ragni pelosi, lumache e lucertole decisero di spingersi avanti e perciò puntarono dritto. Tenendosi per mano si addentrarono tra i vicoli stretti di Borgo Vecchio, fiancheggiati da vecchie case con alle finestre molti panni stesi.
Stavano ancora con il naso all’insù quando all’improvviso furono attratti dal lampo di un flash. Trattennero il respiro poi si avvicinarono più che poterono. Era una turista che stava fotografando i suoi bambini. Mannetto ebbe paura e gridò al suo amico “Scappiamo! Scappiamo! Quella signora ha un fucile e vuole farci fuori” Uno dei bambini li vide correre. Riuscì a raggiungerli. Si presentò “Io sono Marco; lieto di conoscervi” poi chiese “Ma siete alberi o che altro?”.
Ricciolecciocapriccio rispose “Siamo alberi parlanti, ma tu dimmi, per favore, è un fucile quell’oggetto che la signora teneva in mano?”. Il bambino scoppiò a ridere “Ahhh, ma no quella è una macchina fotografica, serve per fermare l’immagine su un foglio”.
Ricciolecciocapriccio continuò “Toglimi una curiosità, cosa sono quelle grandi scatole che ho visto in ogni angolo e puzzano da morire?”. E Marco rispose “Quelli sono i cassonetti, cioè i contenitori dove noi umani buttiamo tutto ciò che non ci serve più” e agitando le mani in segno di saluto se ne andò via veloce come era venuto.
I due alberi continuarono a camminare e quando furono vicini a Piazzetta Mulino a Vento sentirono il bisogno di riposarsi. Cosi sedettero su una panchina. D’un tratto avvertirono una specie di ronzio che crebbe e crebbe fino a diventare un frastuono confuso. Ricciolecciocapriccio e Mannetto convennero che era meglio alzarsi e dare un’occhiatina. Rimasero sbalorditi: quanto movimento, quanto chiasso!
Alcuni bambini correvano chiamandosi a gran voce; una signora esponeva su un grosso sacco padelle e arnesi di ogni genere; due pescivendoli mostravano le loro bellissime “prede”, parecchi ambulanti giravano con i carrelli vendendo ogni sorta di cibo : panini con le panelle, panini con la milza, crocchette, stigghiola, würstel cotti alla brace. Tutti cibi a buon prezzo, da leccarsi le foglie solo a vederli!!!
Mannetto, attirato dal profumo che saliva dalle padelle fumanti, cercò di avvicinarsi a quelle leccornie, allungò il fusto, aguzzò gli occhi, spalancò la bocca, ma restò impigliato con i rami più grossi alla tela del chioschetto dei gelati.
Ricciolecciocapriccio non si accorse che Mannetto era rimasto indietro e continuò il suo giro fra le bancarelle. Ad un tratto si fermò. Si rese conto che qualcosa non andava. Si voltò, cercò Mannetto, ma non lo trovò. Chiamò l’amico a voce alta, Mannetto non rispose. Il suo cuore cominciò a battere all’impazzata “Che fine ha fatto Mannetto?” continuava a chiedersi, pieno di paura.
(4^ B Scuola G. La Masa)

Disperato, Ricciolecciocapriccio cercò Mannetto in un bar, non trovandolo uscì di nuovo a chiamarlo e finalmente si accorse che più lontano il suo amico era rimasto impigliato nella tenda del carretto dei gelati. Per liberarlo si fece aiutare dal gelataio e subito si abbracciarono.
Da lì si incamminarono e dopo un po’ si trovarono accanto uno di quei grossi scatoloni arancioni visti vicino al porto con sopra scritto il numero 529 e decisero di salirvi. Chiesero al signore che lo guidava “Potrebbe portarci dove ci sono delle scuole? Vorremmo rivedere i nostri amici di Palermo”
Il conducente, molto sorpreso di vedere due alberi con i piedi, dopo avere riflettuto un po’ rispose :” Posso indicarvi la scuola Rossini dove andavo da piccolo…… è l’unica che conosco”
Ai due amici l’idea piacque e di lì a poco si trovarono di fronte ad una scuola di colore giallo e con il giardino intorno.
I bambini furono felici di accoglierli e in breve si trovarono in classe ad ascoltare le avventure di Mannetto e di Ricciolecciocapriccio i quali conclusero il racconto dicendo :” La fata Flora trasformerà i nostri piedi di nuovo in radici se non torneremo entro quindici giorni a Serra Guarneri!”. Proprio in quel momento arrivò una tempesta che sradicò una degli alberi del giardino della scuola. A questo punto Mannetto e Ricciolecciocapriccio pensarono che sarebbe stato bello piantare un nuova albero perché altrimenti i bambini di Cruillas non avrebbero avuto più ombra.
Gli alunni si trovarono bene con Mannetto e Ricciolecciocapriccio e gli insegnarono una parola in siciliano, “vattinni!”, da usare a Serra Guarneri se i taglialegna si fossero avvicinati a loro.
Di pomeriggio Ricciolecciocapriccio e Mannetto decisero di fare un giro a piedi per il quartiere di Cruillas.
Prima però di allontanarsi gli alunni fecero ai due alberi alcune raccomandazioni :”State attenti alle macchine! Camminate sul marciapiede (dove c’è); state vicini ai muri delle case evitando però di sbattere contro le finestre aperte!”.
Così facendo arrivarono alla chiesa Maria S.S. del Rosario di cui i bambini del Rosmini gli avevano tanto parlato. Da lì continuando a girare per il quartiere arrivarono in via Andrea D’Antoni dove c’era un prato con degli alberi bruciati. “Potremmo insegnare loro la parola in dialetto che abbiamo imparato” disse Mannetto e Ricciolecciocapriccio rispose :” E’ un’ottima idea!”.
(3^ E e 3^ F Scuola A Rosmini – Cruillas)

Mentre camminavano videro un camion carico di maiali e loro furbi vi si aggrapparono. Al semaforo il camion si fermò e i maiali, ingolositi dalle ghiande di Ricciolecciocapriccio li aiutarono a salire sul camion e, da maiali com’erano, si abbuffarono di ghiande senza chiedere il permesso. Ricciolecciocapriccio e Mannetto per sfuggire ai maiali saltarono giù dal camion : Ricciolecciocapriccio si trovò a terra tutto spennacchiato e il povero Mannetto si spezzò un ramo. Un automobilista, che si era fermato per cambiare una ruota, si accorse dei due alberi e decise di portarli a casa per curarli.
Questo signore, di nome Guglielmo, abitava ad Aquino e soprattutto aveva un figlio di dieci anni che frequentava la quinta elementare. Guglielmo decise di andare a prendere suo figlio all’uscita della scuola insieme ai due alberi.
Tutti i bambini della quinta classe chiesero al signor Guglielmo chi fossero e lui rispose che li aveva trovati per la strada ed aiutati.
I bambini portarono Ricciolecciocapriccio e Mannetto in piazza a giocare a nascondino. I due alberi si nascosero in una casa piccola e buia sopra le scale della piazza, entrarono in punta di piedi e precipitarono dentro un pozzo.
(5^ A – Scuola M. Arnesano I.C.S. A. Veneziano – Aquino, Monreale)

“Aiuto! Aiuto! Qualcuno ci salvi!” gridarono a gran voce i due alberi, precipitando velocemente nel pozzo. “Che buio, che paura!” …..”Attento Mannetto stiamo atterrando. Guarda ……. Oh! Oh! Che meraviglia! Dove ci troviamo? Qui è bellissimo, è tutto perfetto.
Ricciolecciocapriccio e il suo amico non si erano ancora ripresi dallo spavento e dallo stupore quando apparve loro la fata Flora. “Come siete arrivati qui?” disse le fata “Non vi ricordate che se tra dieci giorni non sarete a Serra Guarneri, trasformerò i vostri piedi in radici?”
“State attenti” continuò la fata “perché questo è un mondo privato, possono entrare solo le fate”.
Intanto i due alberi avevano rimesso a posto le loro foglie e si erano ripresi dalla paura e, poiché erano curiosi, pregarono fata Flora di poter visitare quel magico luogo.
“C’è un solo modo per entrare” rispose la fata “dovrò trasformarvi in fate!”
Così Flora chiamò in aiuto le altre fate buone del regno incantato. “Fata Camilla, fata Luna, fata Stella, dove siete? Accorrete, ho bisogno del vostro aiuto!” Le fate, sbattendo le ali, arrivarono portando con se anche la fatina Bianca, che si trovava presso il laghetto a gettare mollichine ai cigni che abitavano lì.
Le fate si misero in cerchio, unirono le loro bacchette e dissero :

Rima, rimaccia
Adesso avrete una faccia
Cappa e ombrello
Avrete un bel cappello
Con dei sali avrete le ali
Per volare nei cieli e nei mari
Con la provoletta faremo una bacchetta
Ma siccome siete alberelli
Diventerete degli spiritelli!


La fata Flora aggiunse che potevano restare spiritelli solo per un’ora.
Ricciolecciocapriccio e Mannetto si incamminarono per visitare il mondo fatato e incontrarono : delle farfalline luminose che volavano nel cielo della notte; un laghetto d’acqua argentata dove nuotavano e guizzavano tanti pesciolini colorati e poi, in fondo alla valle, degli alberi con dei frutti di cioccolato.
I due amici si fermarono per assaggiare uno di questi frutti, quando, da dietro una siepe, sbuco la fata Stella che li mise in guardia da certi piccoli gnomi alti 1 cm. Che altro non erano che fate cattive.
Quattro gnomi nascosti dietro un’albicocca di cioccolata avevano sentito ogni cosa e per ingannarli si trasformarono nelle quattro fate buone dicendo “Abbiamo deciso di portarvi lassù nella caverna per farvi vedere il nostro tesoro!”
Gli ingenui e sprovveduti spiritelli le seguirono ma, appena arrivarono alla caverna, ebbero una brutta sorpresa. Furono imprigionati e allo scadere dell’ora tornarono ad essere ALBERI.
(4^ A-B-C- - Istituto comprensivo – Aspra)

Le fate buone riuscirono a liberare Ricciolecciocapriccio e Mannetto, ma all’improvviso …. Ecco arrivare gli gnomi alti 1 centimetro. Ha inizio una battaglia: Fata Stella con la sua bacchetta magica disse al primo gnomo : “Ti trasformerò in una rana verde!”. E così fece.
Fata Camilla trasformò il secondo gnomo in una formica gialla.
Nel frattempo fata Luna pensò : “Trasformerò il terzo gnomo in una lumaca” e … paf …..ecco spuntare una lumaca.
Fata Flora seguì l’esempio e, con la sua bacchetta magica, trasformò l’ultimo gnomo in una coccinella rossa.
Questo piccolo esercito di animaletti si diresse verso l’albero degli antidoti che si trovava in un angolo della grotta. Era un albero gigante con foglie lunghe quanto ombrelli e al posto dei frutti aveva pozioni magiche che servivano da antidoti.
La rana verde prende, con la sua lunga lingua, una pozione magica e la lancia verso fata Stella dicendo :”Ti distruggerò, moriranno anche le altre tre fate!” Ma Ricciolecciocapriccio e Mannetto intuirono il pericolo e si lanciarono verso la buona fata e con il loro corpo le fecero da scudo. Furono colpiti, ma la pozione di antidoto non fece effetto su di loro perché non facevano parte del mondo fatato.
Ricciolecciocapriccio e Mannetto con le loro foglie catturarono l’esercito di animaletti e le fate pronunciarono una formula magica :”Animali, animaletti, piccoli e cattivetti, diventerete sassetti!” E così fu.
Ricciolecciocapriccio e Mannetto abbracciarono le brave fate, le ringraziarono e si salutarono. All’improvviso vi fu un grande bagliore e ….. cosa videro i due amici? Un trampolino magico. Vi salirono e uscirono fuori dal pozzo e viaaaa … a tutto gas!
Si ritrovarono nella piazzetta di San Nicola L’Arena e guardandosi attorno, stupiti, dissero :”Che posto tranquillo, che pace!”
I due amici iniziarono a visitare il paese. Arrivarono alla stazione e cosa videro? ..Un lunghissimo tubo con tanti occhi che correva e fischiava. Ricciolecciocapriccio chiese a Mannetto :”Cos’è quel “coso” lungo che sfreccia su due righe di ferro?” Mannetto rispose :” Sarà uno strano animale inventato dall’uomo per trasportare persone”.
(5^ H – Ist. Comprensivo Trabia – Scuola Elementare San Nicola L’Arena)

Quell’animale con tanti occhi è un treno che si ferma e Ricciolecciocapriccio e Mannetto vi salgono sopra. Passa il controllore e chiede : “Biglietti, per favore!” I due alberi danno come biglietti una foglia ciascuno, ma il controllore non le accetta e li fa scendere. I due un po’ smarriti, si fermano alla stazione e non sanno dove andare. Fortunatamente arriva Maria con la sua famiglia e Ricciolecciocapriccio e Mannetto si uniscono a loro e salgono di nuovo sul treno. Quando il controllore ripassa Maria dice che i due alberi appartengono alla sua famiglia e spiega che sono due suoi cugini che, in occasione del carnevale, si sono travestiti e paga i loro biglietti. Il treno riparte.
Dentro lo scompartimento si trova un bambino travestito da coccinella gigante e Mannetto grida :”Aiuto, c’è la coccinella malvagia che si vuole vendicare!” Ricciolecciocapriccio, impaurito, esclama :”Scappiamo!”
Maria chiede :”Dove andate?” I due allora le spiegano che hanno paura e vogliono fuggire. Maria li invita a scendere con lei per andare a Collesano in occasione del Carnevale per partecipare al Concorso di “Peppe Nnappa”.
Ricciolecciocapriccio e Mannetto scendono alla prossima stazione, trovano una bicicletta e cominciano a pedalare. Pedalando, pedalando arrivano in una grande piazza di Collesano (Carricaturi); i due alberi vedono tantissime maschere che cantano.

Arriva Peppe Nnappa
a cavallo di una zappa;
lo accompagna Colombina
col grembiule da cucina;
viene viene Stenterello
con il suo mattarello;
Ricciolecciocapriccio e Mannetto
Girano a braccetto
E si lasciano attirare
Dal divertente Carnevale.


Si lasciano prendere dall’atmosfera carnevalesca e si mettono a ballare, mentre una pioggia di colori cade sopra di loro e li copre tutti. Finito il ballo si incamminano lungo il corso del paese. Da una strada sbucano tanti “leoni ruggenti” (i motorini). Ricciolecciocapriccio e Mannetto si spaventano e scappano terrorizzati. Arrivano alla “Mora”, si rinfrescano, bevono abbondantemente e, alzando gli occhi, vedono le montagne ricche di alberi con le cime innevate; riconoscono le “loro” montagne, le Madonie dove sono nati e cresciuti e ricordano con un po’ di nostalgia quando erano ancora piccole e tenere pianticelle. Ad un tratto vedono uno strano bagliore : un grande arcobaleno!!!
Guardano meravigliati e affascinati. Spinti dalla curiosità …….
(5^ B – Istituto Comprensivo – Collesano)

Attratti dagli “irradianti” colori e ancora tanto desiderosi di avventure, Ricciolecciocapriccio e Mannetto si arrampicarono sull’arcobaleno, decisi ad arrivare fino alla cima.
Ricciolecciocapriccio, con l’aria sicura di chi ha esperienza, raccomandò :”Curva i tuoi rami attorno all’arco, intreccia bene le fronde per non cadere e sali tenendo sempre gli occhi chiusi per evitare qualche giro di testa.”
“Va bene!” rispose Mannetto, un po’ perplesso “Ma come faremo a capire che siamo proprio arrivati in cima?” “Stai tranquillo, piccolo! Eserciterò il mio tatto e percepirò quando finisce la salita. Suvvia, amico mio, andiamo alla scoperta di nuove avventure!”
E così, piano piano, con prudenza ma senza paura, i due alberi cominciarono ad arrampicarsi, mentre un forte calore ed una strana sensazione pervadeva i loro corpi, come se qualcosa circolasse impetuosamente dentro la loro linfa.
Dopo un po’ Ricciolecciocapriccio esclamò :” Fermati Mannetto, ho proprio l’impressione che siamo già arrivati. Aspetta che controllo meglio. Eh….Così….Eh….OK! Ci siamo! Adesso ascoltami bene : reggiti forte con i rami intrecciati e con i piedi, contiamo fin a tre e poi apriamo gli occhi. Dai…….sei pronto?” “Si.” Rispose Mannetto, ansioso di vedere.
A squarciagola si sentì gridare : “Uno….due….tre”
“Oh!!! Oh!!!” Esclamarono entrambi gli alberi.
“Che bello! Che bello! Che bello!” ripeteva.
“E’ un panorama stupendo” replicò Mannetto.
Ma non appena i due smisero di contemplare ciò che stava sotto i loro occhi e si guardarono l’un l’altro, capirono che qualcosa di strano era accaduto.
“Ah! Ah!” Rideva Ricciolecciocapriccio “Sei diventato di 7 colori!”
“Ridi di me? Guarda un po’ la tua chioma , anche tu sei di sette colori. Ah! Ah! Ah! Siamo due Arcoalberibaleno!”
I due amici, con il cuore gonfio di emozione, si abbracciarono, ma …..persero l’equilibrio e ….oplà ……scivolarono e si ritrovarono di nuovo con i piedi a terra e precisamente in un bosco.
Non era Serra Guarneri, il luogo dove erano nati, ma c’erano lo stesso tanti intensi profumi e tanta quiete. Tutti gli alberi si complimentarono per gli “originali” abiti colorati ed offrirono acqua, nutrimento e calorosa ospitalità.
Li misero anche in guardia, però, che quello non era un posto sicuro specialmente per gli alberi belli : ogni tanto uomini stupidi e cattivi tagliavano le piante o le bruciavano.
Ricciolecciocapriccio, impietosito e desideroso di aiutarli, disse : “Non preoccupatevi, vi insegneremo noi un magico piano d’azione per mandarli via. Quando loro verranno, noi….”.
E così di notte, nell’oscuro silenzio, mentre tutto taceva tranquillo, si sentì il rombo di un motore e poi il calpestio delle foglie secche. Allora, come pattuito, gufi e civette ……volpi e scoiattoli ……cominciarono a rumoreggiare. Era il segnale d’intesa. All’improvviso, un urlo agghiacciante squarciò la notte e all’unisono, d’incanto, tutti gli alberi gridarono la parola magica “Vattinni! Vattinni!”. I due uomini, increduli e terrorizzati, salirono sull’auto e ripartirono a gran velocità giurando a se stessi che non avrebbero mai più molestato una pianta.
Quella notte nel bosco fu festa grande: la natura aveva vinto contro la stupidità degli uomini!
Ricciolecciocapriccio e Mannetto decisero di rimanere in quel posto, tra quei profumi e quell’aria salubre che solo gli alberi sanno regalare.
Però!
Al mattino, quando il melodioso canto degli uccelli li svegliò, un nuovo problema si presentò ai loro occhi: erano diventati sette volte più grandi, una volta per ciascun colore dell’arcobaleno.
Era proprio un bel pasticcio!
Appena si muovevano distruggevano tutto, non riuscivano più a guardare “nella chioma” gli altri alberi e poi tutto era diventato problematico. Insomma erano troppo giganti per stare insieme agli altri. Si preoccuparono anche tutti gli alberi del bosco e decisero di invocare l’aiuto del Gran Consiglio dei Botanici.
Questi ultimi, riconoscenti e grati, si riunirono in gran fretta, studiarono il problema e trovarono la soluzione : Ricciolecciocapriccio e Mannetto dovevano diventare essi stessi “veri arcobaleni”, provocare un temporale e far sciupare così l’energia dei sette colori che li aveva trasformati in giganti.
Ricciolecciocapriccio e Mannetto provarono diverse volte a piegarsi a semicerchio, ma incontrarono troppe difficoltà e non ci riuscirono. Erano quasi disperati quando un gruppo di aquile li aiutarono prendendo le fronde nei loro becchi e piegando i rami.
“Finalmente” sospirò Ricciolecciocapriccio “il primo passo è fatto : adesso bisogna far piovere”.
“Eureka” gridò Mannetto “mi è balenata in mente un’idea, leghiamo ai nostri rami le piume che ci hanno regalato le aquile reali e proviamo a solleticare le nuvole: o si divertiranno e rideranno a crepapelle, oppure si arrabbieranno e piangeranno. In ogni caso sicuramente verranno giù acqua, fulmini e saette. Su, amico, dai! Diamoci da fare!”
E così i due avventurieri sempre ottimisti, pervasi di sana allegria e di fiduciosa speranza in un provvidenziale aiuto, iniziarono a solleticare le nuvole ed a cospargerle della polvere colorata che per magia svolazzava intorno a loro.
Ed ecco che, all’improvviso, si cominciò a sentire il ticchettio della pioggia e, poi, quello più forte della grandine insieme a tanti saettanti fulmini e rombanti tuoni. Fu un temporale così forte che Ricciolecciocapriccio e Mannetto ebbero paura e tennero gli occhi chiusi fino a quando tornò il sereno.
Fu proprio allora che, riaprendo gli occhi, si accorsero che erano si tra alberi, ma non più nel bosco; erano in un belvedere da cui si poteva ammirare un bellissimo panorama.
Mentre incantati guardavano il golfo della Conca d’oro e le barchette che solcavano il “prato blu” rallegrato dal volo dei gabbiani, sentirono insistentemente cinguettare :
“Cip cip…Salve! Noi siamo passerotti e abitiamo estate e inverno in questi alberi. E voi chi siete?”
“Sono un leccio e mi chiamo Ricciolecciocapriccio; lui è il mio amico Mannetto, un frassino. Abbiamo bisogno di un posto dove si possa riposare senza il pericolo di essere tagliati o bruciati. Come si sta qui?”
Il capostormo li tranquillizzò dicendo :”Questo è il luogo adatto a voi. Siamo ad Altavilla Milicia, un paese circondato da olezzanti giardini ove noi andiamo a cercare cibo ed a giocare; e c’è anche questo splendido mare azzurro che rende l’aria mite e salubre.”
“Riccio, fermiamoci qui. Altavilla Milicia mi piace: è davvero un sorriso di terra tra cielo e mare!”
I due amici trascorsero così un giorno in maniera finalmente pacifica. Al mattino si svegliarono con l’acquolina nelle foglie per il buon odore dei dolci e del fragrante pane, stiracchiarono i loro rami e giocarono con gli uccellini. Poi si rilassarono ascoltando i discorsi di alcuni vecchietti seduti all’ombra delle loro fronde e ondeggiando al ritmo delle musiche suonate dai ragazzi.
Al tramonto, quando gli stormi tornarono ai loro nidi, si fecero raccontare le loro avventure e, poi, la sera si addormentarono tranquilli e beati.
Così sembrava.
Durante la notte “Uhuhuhuhu!”
Arrivò un fortissimo vento ……………..
(5^ A-B-C- scuola primaria – Istituto comprensivo – Altavilla Milicia – Palermo)

………talmente forte da sollevare i due alberi che iniziarono a volare. Poveri alberi! Persero tutte le foglie e salirono su, su, così in alto da incontrare un aereo. Disperati si aggrapparono ad un’ala, ma quanto avrebbero potuto resistere? Un piccolo passeggero di nome Giulio dal finestrino vide i due alberi e lanciò loro due paracadute. Ricciolecciocapriccio e Mannetto chiesero :”Cosa sono?” “Fidatevi” rispose Giulio “vi salveranno la vita! Basta tirare la cordicella. Io verrò con voi.”
I paracadute si aprirono e giù, giù atterrarono sulla barca del pescatore Giuseppe. Il poverino spaventato acchiappò la ciambella e si buttò in mare.
Giulio rassicurò il pescatore :“Torna su, gli alberi non ti faranno nulla. Anzi devi aiutarci. Per favore ci porti a riva?” Così Giuseppe si arrampicò sui rami di Mannetto e risalì sulla barca. “Buongiorno, io sono Mannetto e questo è il mio amico Ricciolecciocapriccio. Questo bimbo è Giulio.!
I tre raccontarono la loro avventura mentre Giuseppe remava. Così raggiunsero la spiaggia di Sant’Elia e salirono su una piccola collina fino alla “crucicchia” dove si fermarono sfiniti. “Che panorama meraviglioso! Mare da tutte le parti!”
Giuseppe li salutò e i tre felici di trovarsi in un posto così bello, scesero fino alla spiaggia in una gara di corsa. Giulio arrivò per primo e trovò una grande conchiglia. “Ascoltate il rumore del mare!” Ricciolecciocapriccio ascoltò, ma invece sentì la voce della fata Flora che gridava “Aiuto! Aiuto! Gli gnomi cattivi mi hanno rinchiuso nella conchiglia….Liberatemi!” Giulio e i due alberi si guardarono stupiti e non sapevano cosa fare. All’improvviso videro arrivare in soccorso le farfalle amiche……
(3^ e 4^ A – Ist. Comprensivo Santa Flavia – plesso Sant’Elia)

Ricciolecciocapriccio, Mannetto e Giulio si sentirono confortati dalla presenza delle farfalle, ma la fata continuava a gridare e diceva loro di andare in fondo al mare e di scavare una buca esattamente nel punto dove si trovava una pietra verde.
I tre si tuffarono nel mare e trovato il punto indicato dalla fata Flora cominciarono a scavare fino ad impossessarsi della pietra a forma di farfalla; era una pietra magica così alberi e Giulio decisero di portarla in superficie. Con l’aiuto di un delfino risalirono.
Giulio sollevò la conchiglia e la poggiò sulla pietra che fece una luce abbagliante e intensa. La conchiglia si aprì e la fata Flora uscì con la sua bacchetta magica in mano.
Mannetto chiese alla fata “Cos’è questa pietra?” La fata Flora rispose che si trattava di una pietra magica che per mezzo della sua bacchetta si sarebbe trasformata in una mappa. La mappa era incomprensibile ma Giulio la capovolse e scoprì che era scritta al contrario. Le sue indicazioni portavano alla scuola elementare “Don Milani” di Altofonte, dove sotto le fondamenta si nascondevano gli gnomi dispettosi.
Giulio, Ricciolecciocapriccio e Mannetto avvertirono i bambini della scuola della presenza di questi gnomi dispettosi che potevano provocare danni.
Quel giorno, però, i bambini dovevano andare in gita al monte Moarda e gli alberi contenti li seguirono. Alla Moarda Ricciolecciocapriccio e Mannetto si incantarono a guardare quel meraviglioso panorama : C’era Palermo con il suo mare azzurro e blu; Monreale distesa tra le colline. Guardando in basso ammirarono le cupole rosse della Cappella Normanna di Altofonte, ma pensarono ai loro amici alberi che avevano lasciato nel bosco di Serra Guarneri, ebbero tanta nostalgia e desiderarono tornarci.
Ricciolecciocapriccio e Mannetto salutarono i bambini, lasciarono Giulio con loro e si incamminarono per un sentiero che portava a Serra Guarneri. Gli gnomi dispettosi, intanto, per vendicarsi, avevano scambiato i cartelli segnaletici così gli alberi persero la strada. Scesa la notte, Ricciolecciocapriccio e Mannetto, stanchi, decisero di fermarsi; venne un forte temporale, gli alberi avevano i rami e le foglie bagnate, erano infreddoliti, cercarono riparo.
Un lampo squarciò il buio della notte illuminando l’ingresso di una grotta. Ricciolecciocapriccio e Mannetto entrarono, si scrollarono la pioggia dai rami e dalle foglie; il forte movimento, però, fece crollare un grosso masso che bloccò l’ingresso della grotta…….
(3^ A e B – Istituto comprensivo E. Armaforte – Alftofonte – plesso Don Milani)

I due sventurati si ritrovarono prigionieri e pensarono che, questa volta, per loro era arrivata la fine e che non avrebbero più rivisto la loro amata Serra Guarneri. Intanto Giulio vide arrivare uno stormo di colombe bianche che gli raccontarono ciò che era successo ai suoi amici alberi. Egli, allora, decise di aiutarli e convinse gli altri ragazzi ad andare con lui. In quel preciso momento, come per magia, si sentirono leggeri come piume e, meraviglia delle meraviglie, si sollevarono da terra e volarono insieme alle colombe che le condussero vicini alla grotta dove Ricciolecciocapriccio e Mannetto erano rimasti prigionieri.
Giulio, disperato, chiamò i suoi amici alberi e ad un tratto sentì delle voci fievoli che dicevano :”Aiutoooo! Aiutoooo! Siamo qui! Liberateci!” Allora tutti i ragazzi cercarono di spostare l’enorme masso che ostruiva la grotta e in coro dissero :”Oh issa, oh issa,….” E come per incanto il grande masso cominciò a vibrare mentre tutt’intorno una luce abbagliante fece dissolvere il masso nel nulla. L’amore e l’amicizia avevano dato ai ragazzi una forza straordinaria. Tutti i bambini si abbracciarono felici e aiutarono i due alberi ad uscire dalla grotta mentre una musica melodiosa si diffondeva dappertutto. Allora Giulio, Ricciolecciocapriccio e Mannetto decisero di inseguire e catturare gli gnomi malefici e perfidi. Salutati i bambini di Altofonte i tre ripresero il cammino. Arrivati a Villa Ciambra, nei pressi della scuola elementare “Giuseppe Albano” incontrarono gli alunni della 3^ A e della 3^ B con cui fecero amicizia e mentre raccontavano loro la meravigliosa e terrificante avventura, all’improvviso, si sollevò una raffica di vento che, simile all’ululato di un lupo, fece rabbrividire i ragazzi. In quel momento apparvero i perfidi gnomi insieme a dei grossi pipistrelli che subito cominciarono a svolazzare sulle teste dei ragazzi.
Gli gnomi volevano rapire Giulio e bruciare Ricciolecciocapriccio e Mannetto, ma i bambini di Villa Ciambra, senza perdere un attimo di tempo, si diedero la mano e insieme pronunciarono la loro formula magica :

Quattru e quattru ottu
Scarica lu bottu
L’acieddu cu li pinni
Scarica e vattinni

Subito gli esseri malvagi scomparvero. Allora uno dei bambini propose di organizzare una mega festa con patatine, pop corn, salatini, coca cola, balli, canti, luci stratosferiche, e tante altre cose che non stiamo ad elencare. I ragazzi accettarono e tutto il paese fu invitato a partecipare. Durante la festa Mannetto, indicando i pop corn, chiese a Ricciolecciocapriccio :” Ma perché hanno messo nei vassoi i fiocchi di neve?” Allora Ricciolecciocapriccio rispose :”Boh! Forse perchè è educato lavarsi le mani prima di mangiare.”
Giulio ascoltando quelle parole, non riusciva a smettere di ridere mentre gli alberi lo guardavano meravigliati non comprendendo il suo divertimento. Allora Giulio spiegò che non si trattava di neve ma di leccornie gradite ai bambini. Dopo la festa tutti erano stanchi ma felici e si addormentarono sereni.
Il giorno seguente i bambini li portarono a vedere Baglio Lorenzini con l’antico “Mulino” e la vecchia residenza del barone Ciambra da cui il paese ha preso il nome Villa Ciambra. Poi andarono a visitare la scuola dell’Infanzia che è una delle più belle strutture di Palermo. Le aule sono molto luminose e spaziose con ampi bagni,; vi è un’enorme mensa, una bella palestra, un parco giochi e un arredo scolastico fantastico. Giulio sbirciò da una finestra e vide tanti piccoli bambini che giocavano felici, ma subito una lacrima di nostalgia scivolò lentamente dai suoi meravigliosi occhioni azzurri. Essa brillò al sole come un prezioso diamante. Ricciolecciocapriccio e Mannetto si guardarono stupiti e capirono che Giulio avrebbe voluto tornare a casa dai propri familiari e ……..per riflesso dalla loro corteccia sgorgarono lacrime di panna montata, soffice e squisita.
La panna cominciò ad accumularsi assumendo la forma di una porta.
Giulio l’attraversò e vide la sua mamma e il suo papà. Emozionato corse ad abbracciarli, ma non dimenticò i suoi amici alberi ai quali disse :”Io non vorrei lasciarvi ma non posso rimanere ancora di più con voi, mi mancano troppo le carezze dei miei familiari. Mi mancherete tantissimo.” Varcò la soglia e scomparve. Ricciolecciocapriccio e Mannetto si rattristarono, ma capirono che era giusto così. Poi anche loro salutarono commossi gli amici di Villa Ciambra e ripresero il cammino ………
(3^ A e B – Ist. Comprensivo Monreale 2 plesso Villa Ciambra – sc El. G. Albano)

Era una bella giornata di primavera e Ricciolecciocapriccio e Mannetto se ne andavano in giro per la campagna a contemplare la natura che tutto intorno rendeva l’ambiente pieno di vita e di splendore. Anche loro erano un tassello di quel mosaico chiamato natura ed erano orgogliosi di esserlo, consapevoli dell’importanza che ha la natura per la vita dell’uomo che molto spesso si dimentica di questo.
I due impavidi viaggiatori presi dalla voglia di vedere e conoscere posti e gente nuova, scorgendo da lontano uno stormo d’uccelli bianchi volare su un azzurro specchio d’acqua, decidono di seguirli fluttuando anch’essi nell’aria con le loro chiome come due mongolfiere trasportate dalle forti raffiche di vento. Sorvolano montagne, strade e giganti di cemento. Ricciolecciocapriccio, un po’ preoccupato della nuova esperienza di volo, chiede a Mannetto :”Dove mai atterreremo?”
Mannetto sta per rispondere quando l’impetuoso vento diventa più mite spingendoli dolcemente verso il suolo. I due si cullano nell’aria divenuta tiepida e impregnata di leggeri profumi di agrumeti, uliveti e vigneti. Ricciolecciocapriccio e Mannetto guardano giù :” Oh!, che stupore!”
Un disteso paesaggio campestre puntellato dagli accesi colori di papaveri e ginestre si estendeva poi fino alle frastagliate scogliere del golfo di Villagrazia di Carini.
Ed è proprio lì che i due, stanchi ed assetati, atterrano in maniera un po’ goffa. Si guardano attorno, sembra deserto, soltanto i ruderi di un’antica tonnara (Baglio dei pescatori) che ad un tratto sembra prendere vita. Una voce rieccheggia dall’interno :”Si signor capitano, ho avvistato a Nord-Ovest un galeone battente bandiera sconosciuta.” Un’altra voce incalza con tono eccitato :”Io, invece, ho avvistato due alberi dirigersi verso di noi.”
Paride, Innocenzo, Giuseppe e Angelica, usano la tonnara come “torre d’avvistamento” per giocare ai pirati, ma mai e poi mai avrebbero potuto immaginare di imbattersi in un nemico o amico del genere.
Ricciolecciocapriccio e Mannetto gridano :”Vogliamo essere vostri amici, siamo molto stanchi ma soprattutto assetati; èda un po’ di tempo che nessuno ci innaffia, potete aiutarci?” I bambini escono allo scoperto e decidono di accompagnarli nella loro scuola, l’Istituto comprensivo Renato Guttuso, dove prendere dell’acqua al distributore automatico e dove fargli conoscere alcuni lberi del giardino da loro curati.
Ma lungo la strada si imbattono in un gruppo di mucche che, affaticate dal caldo sole primaverile, decidono di approfittare dell’ombra dei due alberi per riposarsi un po’.
Ma, visto che Ricciolecciocapriccio e Mannetto erano in movimento, le mucche li seguivano creando una sorta di processione a fila indiana. Attirarono così l’attenzione un po’ di tutto il paese e non fu difficile per i loro nemici più temuti, cioè i piccoli gnomi, trovarli.
Infatti, i due alberi scorgono tra la folla le piccole pesti che pur di non farsi calpestare accendevano dei fuocherelli per bruciare i piedi dei malcapitati che lki scansavano facendoli passare.
Allora Ricciolecciocapriccio e Mannetto a gambe, anzi a radici levate, scappano dalla fila con mucche a seguito costrette, invece, ad alzare ….gli zoccoli.
E chiedono ai bambini :”Dove possiamo nasconderci?” “Nella grotta dei Carburangeli” risponde di getto Angelica “Siete mai stati sottoterra?” I due alberi, dopo aver pensato un po’, rispondono :”Soltanto con le radici!” E Angelica :”Bene, allora seguitemi.”
Serpeggiando a zig zag riescono a seminare sia le mucche che gli gnomi. Mentre correvano Ricciolecciocapriccio che è molto curioso chiede ai bambini :”Perché si chiama dei Carburangeli? Cosa significa? Forse è un posto dove gli angeli fanno rifornimento di carburante per volare?” “Ma non essere sciocco” risopose Mannetto “è…..”
Ma i bambini lo interrompono : “E’ stata chiamata così per la presenza di alcuni resti di una specie estinta di cervi identificati con il nome di carburangeli.”
Col fiatone arrivarono all’ingresso della grotta, sembrava una grande bocca spalancata con un lungo esofago che entra fino all’interno, nelle viscere della terra.
Ricciolecciocapriccio, che è un po’ fifone, disse :”Non voglio entrare e poi non c’è più bisogno di nasconderci!” “E’ vero” rispose Mannetto spingendolo per il tronco “ma quando ci capiterà mai un’occasione come questa?” E aveva ragione.
“Oh che meraviglia! Guarda lì Mannetto, cosa sono quelle lunghe spade di cristallo che pendono dal soffitto?” “Non lo so” rispose l’altro “ma sta attento che con la tua capigliatura puoi farle cadere.”
“E questi disegnini sulle rocce, li avete fatti voi bambini?” chiese Ricciolecciocapriccio. Paride, Innocenzo, Giuseppe e Angelica scoppiarono a ridere, le loro voci rieccheggiarono per tutti i cunicoli fino ad essere percepite dagli gnomi che in battibaleno furono lì.
I bambini fuggirono nel cunicolo di destra, Ricciolecciocapriccio e Mannetto, nella confusione, imboccarono quello di destra scivolando dentro una gelida sorgente.
“Bene!” Disse Mannetto “ non avevamo sete? Ecco questa è la prima volta che anziché bere l’acqua ne siamo stati bevuti!”
E galleggiando furono trasportati per ore fino dove l’acqua immetteva in un sinuoso canale in discesa come quelli dell’Acqua Park. Ricciolecciocapriccio e Mannetto si divertivano parecchio nelle frizzanti discese, non stavano più nella …corteccia. Ma all’improvviso furono scaraventati fuori, all’aperto. Dove erano finiti ?
(4^ e 5^ A-B-C-D- Istituto Comprensivo Renato Guttuso – Villagrazia di Carini)

Ricciolecciocapriccio e Mannetto andarono a finire nel mare e trascinati dalla corrente, si ritrovarono su una spiaggia, disorientati; ma ben presto s’imbatterono in un cartello con su scritto “Magaggiari”.
Credendosi perduti si scoraggiarono, ma per poco tempo perché in lontananza videro della figure che somigliavano a loro. In mezzo a quelle figure splendevano delle luci; incuriositi seguirono quei punti luminosi e si avviarono.
Quando furono vicini si accorsero che si trattava di alberi come loro, con i frutti di color giallo e arancione; erano bellissimi.
“Chi siete voi?” chiese Ricciolecciocapriccio. “Io sono Limondoro e lui è Bellarancio! E voi chi siete? Siete stranieri? Da dove venite?”
Ricciolecciocapriccio disse sbrigativo :”E’ molto lunga la storia….. ma piuttosto, diteci di voi.”
Limondoro : “Abbiamo poco da dire noi…... Siamo stati sempre qui nelle campagne attorno a Cinisi, eravamo tanti ……ma adesso siamo rimasti in pochissimi.”
Bellarancio : “ Prima i cinisensi ci trattavano bene, ci apprezzavano e ci rispettavano mentre adesso viviamo con la paura continua di essere eliminati tutti quanti.”
Limondoro :

Me nannu ‘nta lu spissu mi cantava
‘cca ntunnu c’era tutta na ciurera
limuna, aranci e puru mannarina
parianu stiddi mmenzu li jardina.

Li frutti chi pinnianu nta li rami
Pi tutti eranu pasta carni e pani
L’oduri di li zagari facia
Scialari e scurdari la fatia.


Ricciolecciocapriccio “Ma se avete tutte queste qualità perché vogliono eliminarvi?”
Limondoro:” Perché? Dicono che servono sempre più case, più strade, più autostrade, più ferrovie…..”
Bellarancio :” Siamo soffocati dal cemento e dall’inquinamento. Guardate laggiù, quello è l’aeroporto di Punta Raisi; esso si che ci ha rubato tanto spazio!”
Limondoro :”Sorte più triste è toccata a tanti nostri amici! Carrubbo Grandombra e Melograno Chicchiricchi soffrono tanto la solitudine.”
Mannetto :” Che tristezza! Mi viene da piangere.”
Ricciolecciocapriccio e Mannetto dopo avere ascoltato il triste racconto si sentivano il cuore in gola e le lacrime agli occhi. “Che cosa possiamo fare per voi?” dissero in coro sentendosi molto vicini al dolore dei loro amici.
“Non pensiamo che ci sia molto da fare….” Risposero Limondoro e Bellarancio.
“Ho un’idea” disse Ricciolecciocapriccio “Potremmo organizzare una bella mostra con fotografie, con immagini, con cesti di frutti, con vasi di zagare e prodotti che si ricavano dai vostri frutti!”
E Mannetto aggiunse :” Anch’io ho un’idea. Che ne pensate se organizziamo un bel corteo con tanti striscioni da sbandierare in giro per il paese……Perché tutti, grandi e piccoli, devono sapere che cosa rischiano di perdere.”
La mostra, allestita in piazza Vittorio Emanuele Orlando, è stata un successone. Tutti hanno potuto gustare la bontà di limoni, arance, spremute, gelati, sorbetti, torte, crostate…..Era una gioia di colori per gli occhi ed una festa di sapori per la bocca!!!
Anche il corteo non è stato da meno. Il corso Umberto I° si è riempito di alberi di ogni genere, di piante e fiori tutti solidali e compatti.
Dopo questa spettacolare manifestazione, Ricciolecciocapriccio e Mannetto sentivano un gran male ai piedi, ma erano felici e compiaciuti dell’aiuto dato ai loro amici. Era arrivato il momento di salutarsi e di separarsi. C’era un grande uccello fermo che li aspettava ….. la sua pancia era grandissima perché continuavano ad entrarci tante persone; il suo canto, però, era sgradevole, assordante e per nulla rassicurante!
Ricciolecciocapriccio e Mannetto si sistemarono all’interno dell’aereo guardandosi intorno sospettosi, ma dopo un po’ si sentirono sollevare dolcemente. Miracolo! Stavano volando (5^ A e B – Istituto Comprensivo Tenente Anania – Cinisi)

“Che bello siamo in alto, quante cose si vedono! Guarda una piazza con una bellissima chiesa…… e cosa sarà quel grande palazzo vicino al mare? Ma….guarda quegli strani uccelli colorati ….. Che belli! Guarda Mannetto….guarda……….!” Ricciolecciocapriccio e Mannetto caddero dall’aereo. Subito si aggrapparono a quei bellissimi uccelli tenuti al guinzaglio da tanti bambini, e, piano piano, atterrarono al lungomare. I bambini, stupiti e felici, gli andarono incontro e gli chiesero :” Ma chi siete? Da dove venite fuori?”
E Mannetto :” E’ una lunga storia. Noi siamo Ricciolecciocapriccio e Mannetto e veniamo da Serra Guarneri. Ma dove siamo arrivati?” E i bambini in coro :” A Terrasini. E questa è la festa degli aquiloni!”
I bambini e i due alberi giocarono per un po’ con gli aquiloni, poi decisero di andare alla spiaggetta della Praiola a giocare a palla avvelenata, Mentre giocavano un cane dispettoso rubò la palla e scappò verso il mare.
Tutti i bambini, Ricciolecciocapriccio e Mannetto inseguirono il cane e si tuffarono in acqua e videro tanti pesciolini colorati e bellissimi. Si dimenticarono del cane….Tuffi, giochi, risate, ma….. ad un certo punto, si accorsero che la riva era molto lontana. Ricciolecciocapriccio si guarda intorno preoccupato :” Ma come torneremo a riva? E’ già tardi e noi dobbiamo tornare a casa entro mezzanotte!”
Ricciolecciocapriccio e Mannetto erano disperati, tutta l’allegria è scomparsa improvvisamente. Anche i bambini sono diventati tristi. Ma ecco che arrivò un grosso tonno, insieme a tanti suoi amici :”Non vi preoccupate, vi riaccompagneremo noi al porto!”
Salirono tutti sui tonni e partirono per il porto.
Ricciolecciocapriccio e Mannetto arrivarono a Terrasini stanchi ma felici. Salutarono i tonni. Sul molo videro un pescatore che tirava la rete. Tra i pesci, le conchiglie e le alghe apparve la fata Flora. “ Ricciolecciocapriccio e Mannetto state attenti! Sono le cinque e fra poche ore dovete essere al bosco!”
Gli alberi erano disperati! Come potevano fare per tornare al bosco entro mezzanotte?
La fata Flora li aiutò un’ultima volta …..e trasformò la rete del pescatore in una rete volante. I bambini li aiutarono a salire a bordo e li salutarono :”Ciao, ciao, è stato bellissimo conoscervi, tornate presto!” Ricciolecciocapriccio e Mannetto volarono via.
Si allontanarono da Terrasini e salirono sempre più in alto. Da lì videro tanti posti dove avevano vissuto bellissime avventure. A poco a poco si avvicinarono al bosco Serra Guarneri. Finalmente arrivarono e scesero dalla rete, che si trasformò in tantissime farfalle colorate.
Gli alberi del bosco erano contenti di rivederli e non vedevano l’ora di conoscere tutte le avventure che i due avevano vissuto.
Ricciolecciocapriccio e Mannetto erano un po’ stanchi però cominciarono subito a raccontare: “Quando siamo partiti……
(2^ C-D-E- Istituto Comprensivo Giovanni XXIII – Terrasini)